Arrivano i “Messaggi vocali” su Facebook.

Ste C.

 

Poteva il più grande Social network rimanere indietro? La risposta è NO!

I messaggi vocali vocali si stanno diffondendo in maniera esponenziale, amati ed odiati (personalmente li detesto) sono una realtà che non si può ignorare; le statistiche ci dicono che nei primi mesi del 2017 su Whatsapp ci siamo scambiati circa 200 milioni di messaggi vocali al giorno!

Per stare al passo Facebook ha deciso che aggiungerà nella barra di stato la possibilità di inserire un messaggio vocale; per ora questa novità è in fase di test in India ma c’è da scommetterci che in poco tempo giungerà anche da queste parti; quindi le clip vocali andranno ad aggiungersi ai testi, alle foto ed ai video che già da ora si possono pubblicare.

Qualche dubbio è legittimo, sopratutto per quanto riguarda l’applicazione di filtri che impediscano la divulgazione di contenuti non appropriati, tenendo presente che il pubblico a cui ci rivolgeremo può spaziare dal messaggio pressoché privato ad una platea praticamente infinita, a seconda delle preferenze sulla privacy precedentemente impostate.

 

 

Per quanto mi riguarda condivido pienamente le considerazioni di Andrea Coccia nel suo articolo: “I messaggi vocali sono il male assoluto”  di cui pubblico alcuni estratti qui di seguito…

 

…Banalmente, se per farti gli auguri ti scrivo un messaggio sulla tua bacheca pubblica di Facebook o, piuttosto, scelgo di chiamarti a casa per farteli a voce di persona, le cose cambiano. Tra tutti i modi che possiamo scegliere oggi per comunicarci le cose, di certo quello del messaggio vocale, che sia su Messenger, su Whatsapp o su qualsiasi altro strumento di instant messaging, è il metodo peggiore.

Scegliere di mandare un messaggio vocale al posto di un messaggio scritto, magari di una mail, è un gesto arrogante e aggressivo, ma è anche disfunzionale, egocentrico e in fondo pericoloso. Perché? Prima di tutto perché scegliere di mandare un messaggio vocale piuttosto che uno scritto presuppone che il mittente non ritenga il destinatario degno del suo tempo, quanto meno non di tre minuti per scrivere un messaggio, al limite i pochi secondi che servono per registrarlo.

Ancora peggio, poi: la scelta di registrare la propria voce e di spedirla presuppone l’arroganza di non accettare il dialogo e quindi, in fondo, di non volersi mettere allo stesso livello con il proprio interlocutore, che infatti è degno — nella testa di chi si registra — soltanto di ascoltare e poi, se vuole, di rispondere, trasformando una chiacchierata in una partita a tennis noiosissima, di quelle tra pallettari che si rimbalzano colpo su colpo da fondo campo in una galassia di grida disumane di sforzo.

La radice delle cose spiega molto sulle cose stesse. E la radice dei messaggi vocali non è il telefono, è il walkie talkie. In questa sua origine militare sta gran parte dell’inghippo. Perché i walkie talkie non sono nati per comunicare, sono nati per impartire ordini, o per richiederli. Sono nati per far obbedire degli individui subalterni a un individuo dominante, non per comunicare tra pari.

Ma anche al di là della questione filosofica e sociale, i messaggi vocali sono il male. E sono il male perché sono totalmente disfunzionali alla comunicazione del XXI secolo, veloce, rapida, sintetica. I messaggi vocali sono il contrario: sono spesso lunghi e, per la loro stessa natura registrata, che si palesa sul telefono con una neutra notifica di ricezione, senza alcuna possibilità di preview, questi mostri della comunicazione fanno perdere un sacco di tempo. Non puoi scorrerli, non puoi leggere solo l’inizio per capire se è urgente: per chi li riceve, una richiesta di aiuto e di emergenza e un messaggio di auguri di onomastico, sono la stessa notifica, persa nel flusso di tutte le altre come tutti quei momenti come lacrime nella pioggia.

Da ultimo, i messaggi vocali sono ridicoli, spesso imbarazzanti per chi li riceve, ma sono anche l’ultimo atto della vittoria dell’ego sulla socialità. Sì, perché non esiste messaggio più autoreferenziale di un messaggio vocale. Sono i selfie della comunicazione, inviati da un mittente che non ha tempo da perdere per mandarvi un messaggio scritto e a cui interessa talmente tanto la vostra opinione che non si prende nemmeno la briga di chiamarvi.

Niente da aggiungere!

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