Il marketing di Ikea continua a vincere

Ramona

Chiunque abbia un account Facebook ricorda cos’è successo un paio di mesi fa in un qualunque venerdì pomeriggio.

Improvvisamente è apparso un post sulla pagina ufficiale di Ikea con scritto soltanto “hhsdjh”. E il web è impazzito rendendolo virale nell’arco di un paio d’ore.

Pagina ufficiale?

Lo sembrava, non lo era. Una pagina creata ad hoc collegata al loro account ufficiale per una sorta di esperimento di marketing 2.0.
Spiegato grossolanamente: hanno creato una finta pagina ufficiale collegata al loro account ufficiale in modo che il post non apparisse sulla pagina ufficiale ma solo sulla secondaria.
Se provate a scorrere i post non troverete il tanto discusso post (non è stato cancellato è semplicemente “altrove”).

Lettere a caso?

La scelta delle lettere non è stata casuale: il suono ricorda vagamente una parola svedese e gli ostici nomi dei prodotti Ikea. Questo ha permesso agli utenti di sbizzarrirsi in commenti ilari legati ai prodotti più noti (promuovendoli in modo indiretto) passando dai tavolini alle librerie.

Com’è iniziato tutto?

I primi commenti e le prime condivisioni son partite da membri di una web agency di Roma che si occupa di promozione social… ovviamente mimetizzati fra gli utenti che si sono scatenati in una gara di commenti memorabili. Prendi un buon copy, una strategia di funnel alternativa mirata non all’acquisizione di lead ma alla viralità della promozione del marchio e aggiungi un omaggio in produzione limitata: strategia EPICA!!

Cosa ha fatto Ikea?

Nulla. Sono rimasti in silenzio per giorni. Quel silenzio totale da parte di Ikea legato alla scelta di un venerdì pomeriggio è stato strategico (“forse non c’è nessun impiegato connesso” e simili hanno commentato i più… pensando persino ad un gatto passeggiante sui tasti!). Quel silenzio ha fomentato i commenti creando empatia verso il brand (“e fu così che il capo del social marketing Ikea ha perso il posto” e simili).

Come chiudere il cerchio?

Per “scusarsi” è stata condivisa una landing page con un semplice form da compilare per ricevere un omaggio. Omaggio casuale? No, nulla è casuale in questa campagna marketing.
Serviva un oggetto economico e fortemente legato al brand, qualcosa che tutti i clienti hanno usato almeno una volta: la borsa blu!

Perché non metterla in vendita?

Eh no, si sarebbe persa la viralità della campagna marketing! Ad Ikea non interessa guadagnare pochi spicci dalla vendita di borse prodotte ad hoc. Questa mossa ha permesso di creare degli oggetti che presto scateneranno nuova curiosità sul web (e probabilmente vedremo in asta a cifre assurde. Noi collezionisti siamo matti. Alcuni di più). Le borse sono un’edizione limitata.

Come continuare per mantenere viva l’attenzione?

L’invio delle borse non è stato immediato ma hanno atteso un paio di mesi. E hanno aggiunto un hashtag. Perché hanno aggiunto un hashtag?
Perché chiedere “mi condividi?” è da sfigati ma suggerirlo in modo indiretto crea l’effetto condivisione con minimo sforzo. Il web continua a parlare di Ikea, l’hashtag #hhsdjh resterà riconoscibile e probabilmente l’agenzia di marketing lo sta anche twittando.

Ma la citazione sulla borsa?

Allude ancora al “dormire” e all’assenza di chi avrebbe dovuto gestire la pagina spingendo l’utente al credere all’errore. Ed è una citazione del fondatore Ikea mancato da poco. Probabilmente tutta la campagna è nata dalla frase di Ingvar Kamprad. L’effetto viral continua… e Ikea vince ancora.

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