Il Paese dei boschi: gli alberi italiani raccontano la nostra trasformazione

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Alfonso Fanella

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La superficie boschiva italiana – per la prima volta dal Medioevo – ha superato quella agricola.
La notizia può sembrare sorprendente. Si parla continuamente di consumo di suolo, urbanizzazione e cambiamento climatico. Eppure i dati raccontano una realtà diversa: i boschi italiani continuano a crescere.

Secondo le più recenti rilevazioni, le foreste coprono ormai oltre un terzo del territorio nazionale.
Merito delle politiche agricole? Niente affatto.

Non si tratta di una grande campagna di riforestazione promossa dallo Stato, né del risultato di specifiche politiche ambientali.
La spiegazione è molto più semplice e, per certi versi, più profonda: l’uomo ha progressivamente smesso di coltivare una parte significativa del territorio.

L’attività agricola cessa e il bosco che avanza

Per secoli il paesaggio italiano è stato plasmato dall’agricoltura. Colline terrazzate, pascoli montani, piccoli campi coltivati e vigneti caratterizzavano gran parte del Paese.
Dove oggi vediamo foreste fitte, spesso esistevano terreni lavorati, allevamenti o coltivazioni.

Dalla seconda metà del Novecento, però, qualcosa è cambiato. Lo spopolamento delle campagne, l’abbandono delle aree montane e la trasformazione dell’economia hanno reso sempre meno conveniente coltivare i terreni più difficili da raggiungere o quelli meno produttivi. Poi la natura ha fatto il resto.

Anno dopo anno, arbusti, cespugli e alberi hanno riconquistato spazi che per generazioni erano stati mantenuti aperti dall’attività umana. Il risultato è una delle più grandi trasformazioni territoriali della storia italiana contemporanea.

La Liguria, simbolo di una trasformazione

Se esiste una regione che rappresenta perfettamente questo fenomeno, è la Liguria.

Fino alla metà del Novecento gran parte dell’entroterra era caratterizzato da fasce coltivate, oliveti, vigneti e pascoli. Oggi molte di quelle aree sono completamente coperte dal bosco.

Basta confrontare fotografie aeree degli anni Cinquanta con immagini attuali per rendersi conto della portata del cambiamento. Colline un tempo modellate dal lavoro agricolo sono diventate masse verdi continue.

La Liguria è oggi una delle regioni più boschive d’Italia e d’Europa: il 74% del suolo regionale è coperto da foreste, un record assoluto nel continente europeo e il caso più emblematico di riconquista spontanea della vegetazione.

 

Non solo Nord: cosa succede nel resto del Paese

Il fenomeno interessa gran parte dell’Italia, ma con intensità diverse.

In Toscana e Piemonte l’abbandono di molte aree collinari e montane ha favorito una forte espansione forestale. La Toscana ha la maggiore estensione forestale italiana (con oltre un milione di ettari di bosco). In Piemonte le foreste sono cresciute di circa il 38% dal dopoguerra ad oggi.

Lo stesso vale per Umbria, Abruzzo e numerose zone dell’Appennino centrale: si abbandonano le coltivazioni e i pascoli e aumentano le foreste.

Nel Sud Italia la situazione è più articolata.

La Calabria rappresenta uno dei casi più significativi. Lo spopolamento delle aree interne e la riduzione delle attività agricole tradizionali hanno favorito una notevole crescita dei boschi, soprattutto nelle aree della Sila e dell’Aspromonte.

Anche la Basilicata ha vissuto una trasformazione simile, mentre la Campania presenta una situazione più equilibrata tra aree agricole ancora molto attive e territori interessati dalla rinaturalizzazione.

La Sicilia, invece, mostra una crescita della superficie forestale soprattutto nelle zone montane dei Nebrodi, delle Madonie e dell’Etna. Tuttavia il clima più arido e il problema degli incendi limitano l’espansione del bosco rispetto a quanto accade in molte regioni del Centro-Nord.

La Puglia rappresenta un caso a parte. Qui l’agricoltura continua a occupare una parte predominante del territorio e l’avanzata delle foreste è decisamente meno marcata.

Un fenomeno positivo?

La risposta non è semplice.

Da un lato l’aumento delle superfici forestali porta numerosi benefici. I boschi assorbono anidride carbonica, favoriscono la biodiversità, proteggono il suolo e contribuiscono alla regolazione del ciclo dell’acqua.

Dall’altro lato, la crescita del bosco è spesso il sintomo dell’abbandono economico e sociale di intere aree del Paese.

Quando un bosco sostituisce un campo coltivato, non significa necessariamente che la natura stia vincendo. Talvolta significa che non ci sono più agricoltori, allevatori o comunità in grado di mantenere vivo quel territorio.

Inoltre, molti dei nuovi boschi italiani sono giovani, poco gestiti e spesso vulnerabili agli incendi, alle malattie e agli eventi climatici estremi.

Il ruolo della tecnologia

A questo punto entra in gioco un elemento apparentemente lontano: la tecnologia.

In realtà, la crescita dei boschi è strettamente collegata all’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni.

L’agricoltura moderna produce molto di più utilizzando meno persone e meno territorio. Macchinari sempre più efficienti, sistemi GPS, irrigazione intelligente e strumenti digitali hanno consentito di concentrare la produzione nelle aree più produttive.

Di conseguenza, i terreni marginali sono diventati economicamente meno interessanti e sono stati progressivamente abbandonati.

In altre parole, una parte dei boschi che oggi vediamo esiste proprio perché l’agricoltura è diventata più efficiente.

 

L’intelligenza artificiale cambierà ancora il paesaggio

L’intelligenza artificiale potrebbe accelerare ulteriormente questa trasformazione.

Da una parte, l’IA permette di gestire grandi aziende agricole con un livello di efficienza impensabile fino a pochi anni fa. Droni, trattori autonomi, immagini satellitari e sistemi predittivi consentono di controllare enormi superfici con una quantità sempre minore di lavoro umano.

Questo potrebbe rendere ancora meno conveniente coltivare appezzamenti piccoli, frammentati o difficili da raggiungere.

Dall’altra parte, la stessa tecnologia potrebbe offrire nuove opportunità ai piccoli agricoltori.

Strumenti di diagnosi automatica delle malattie delle piante, assistenti virtuali, gestione intelligente delle irrigazioni, analisi dei dati climatici e piattaforme di vendita diretta. Tutti questi strumenti potrebbero ridurre costi e complessità, rendendo nuovamente sostenibili attività agricole che oggi faticano a sopravvivere.

Ma i piccoli agricoltori, già in difficoltà e in procinto di abbandonare completamente l’attività agricola, avranno l’opportunità di accedere a strumenti tecnologici così avanzati e – quindi – tanto costosi?
Qui, la politica e le normative di sostegno alle attività agricole, saranno fondamentali.

 

l bosco diventa un dato

Esiste infine un altro legame tra foreste e tecnologia.

Le informazioni che oggi possediamo sulla crescita dei boschi derivano da satelliti, sistemi GIS, telerilevamento e algoritmi di classificazione automatica.

Queste tecnologie permettono di monitorare in tempo reale l’espansione delle foreste, individuare incendi, valutare la salute degli ecosistemi e misurare con precisione cambiamenti che un tempo richiedevano anni di rilievi sul campo.

Anche in questo caso l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più importante, analizzando enormi quantità di immagini e dati territoriali.

In altre parole: la tecnologia dà, la tecnologia toglie.

 

Una trasformazione che racconta il futuro

L’avanzata dei boschi italiani non è soltanto una questione ambientale, ma rappresenta un cambiamento molto più ampio.

Racconta il passaggio da una società fondata principalmente sulla terra, sul lavoro fisico e su una larga distribuzioni di terreni agricoli, a un’economia basata sull’automazione e sull’intensificazione delle attività agricole nelle zone più produttive.

Paradossalmente, il ritorno della natura in molte aree del Paese è una conseguenza diretta della modernità, con i suoi pro e i suoi contro.

I boschi che crescono sulle colline italiane non parlano soltanto del passato: parlano soprattutto del futuro.

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