Netflix, il suo algoritmo e il mistero dei titoli proposti

alfonso

La rivoluzione dell’intrattenimento televisivo si chiama Netflix. Il suo segreto? La capacità di unire lo streaming online, le tendenze dei millennials e una selezione di film, telefilm e documentari che conta centinaia di titoli. Ma proprio su quest’ultimo punto ci sono ancora molti interrogativi.

Giocare a nascondino con Netflix

Chiunque di voi utilizzi quotidianamente la piattaforma americana, avrà notato senza dubbio alcuni elementi che la contraddistinguono (per molti in negativo), come la percentuale di “compatibilità” di un titolo con i gusti dell’utente, la suddivisione spesso poco chiara degli stessi in diverse categorie e l’elemento sorpresa di non riuscire spesso a ritrovare alcuni titoli. Nemmeno ricercandoli all’interno dell’apposita barra delle ricerche. Questi elementi rendono la navigazione all’interno della piattaforma poco immediata, ma soprattutto hanno fatto sorgere a chiunque una domanda lecita ma che non ha risposta certa al momento: in che modo Netflix decide che film devo vedere?

L’algoritmo di Netflix

Partiamo da una considerazione scontata, ma importante ai fini della nostra valutazione nei confronti della piattaforma di video streaming: Netflix è un canale digitale, e similmente ai grandi motori di ricerca o ai social network, anche Netflix viene gestito e regolarizzato da algoritmi e dall’intelligenza artificiale. Il canale monitora le nostre interazioni con i titoli, i film più ricercati e i generi più apprezzati. A questo si aggiunge la possibilità di mettere una valutazione positiva o negativa ai film, dando un’indicazione importante per i titoli proposti in futuro. Ma la vera rivoluzione dell’algoritmo di Netflix non inicide sulla proposta dei titoli, bensì sulla stessa produzione dei film.

Lo Skynet dell’intrattenimento

Cary Fukunaga, produttore di Maniac , ha parlato di un vero e proprio skynet dell’intrattenimento cinematografico. Infatti la produzione è stata più che influenzata, si potrebbe dire regolata, dagli algoritmi di valutazione e dagli analisti specializzati. Guardando le sceneggiature e i copioni, molte compagnie di analyst riescono a mettere mano agli stessi per “ottimizzare” la resa e costruire in questo modo dei prodotti che non tradiscano (ma neanche sorprendano) gli utenti in target.

Il cinema di Netflix e la guerra del mondo cinematografico

La lotta senza quartiere tra il mondo del cinema e Netflix è ormai cosa nota. Non è un caso che allo scorso Festival di Cannes siano stati messi fuori gara i titoli della company di oltreoceano, e che molte sale si rifiutino di proiettare le poche pellicole prodotte da Netflix. Qualcosa si sta muovendo. Ne è un esempio Roma, vincitore del festival del cinema di Venezia, di tre oscar agli Academy Awards e bisogna ammetterlo capolavoro assoluto del regista messicano Alfonso Cuaron.

Cinema d’avanguardia e cinema che ci guarda

Quando Alfred Hitchcock propose ai produttori di Psyco (quello che segue è uno spoiler) un film in cui la protagonista moriva a metà del film, questi lo presero per pazzo, perché una cosa simile nel cinema classico era impensabile e agli spettatori in sala non sarebbe mai piaciuto. Poi qualcuno decise comunque di finanziare il film, e quello che ne uscì fu uno dei capolavori assoluti del giallo, considerato ancora da molti il miglior thriller della storia del cinema. Erano i tempi dell’avanguardia, dei pionieri delle grandi sfide cinematografiche, degli azzardi e della sperimentazione. C’era la volontà di proporre qualcosa che “spiazzasse” lo spettatore. In Netflix questo ingrediente non solo è rimosso, ma viene del tutto sostituito con la prevedibilità. Si propone agli utenti quello che sicuramente gli piace, senza rischiare che questo cambi film o si disconnetta. La volontà è non certo quella di sorprendere, bensì di tenere placidamente l’utente connesso alla piattaforma e fargli consumare, senza nemmeno troppo interesse, le serie TV, così come si consuma un piatto familiare o si frequenta il locale di una vita.

Cosa dice Netflix a riguardo?

Secondo la compagnia con sede in California, la piattaforma si avvale di un “sistema di consigli”, che aiuta gli utenti a cercare con maggiore facilità i titoli che potrebbe preferire. Questo sistema si avvarrebbe di dati ricavati dall’interazione degli utenti con la piattaforma, come orari di accesso, durata, dispositivi e informazione sull’utente. È chiaro che la piattaforma fa il suo interesse, ma esiste sempre un modo per fregare il sistema: scegli quello che non avresti mai scelto normalmente. Potrebbe anche essere un bella sorpresa. Se così non sarà, avrai comunque provato ad aggirare il grande fratello dello streaming.

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