Siamo Smartphone dipendenti?

Stefano Corbo

Se di “malattia” stiamo parlando è bene sapere che si comincia a 13 anni; è a questa età che generalmente si riceve il primo Smartphone, da quel momento in poi il contagio è cosa fatta!

Attraverso un’indagine pubblicata sul sito skuola.net scopriamo che tra i nati dal 2002 al 2004 il 95% di loro possiede uno smartphone, tra la generazione che va dal 1996 al ’98 la percentuale era del 36,2%; a questo dobbiamo aggiungere che la maggioranza di loro si connette ad internet per diverse ore con picchi che portano un adolescente su sei a navigare più di 5 ore al giorno; naturalmente stiamo parlando per la maggior parte del tempo di chat, video e giochi  e solo marginalmente di contenuti.smartphone addicted

In una classifica che accomuna democraticamente un pò tutte le nazioni, il nostro utilizzo giornaliero più assiduo è la navigazione ed il gioco con percentuali rispettivamente del 64% e 62%, segue la consultazione delle mail al 56% ed altri messaggi via chat al 54%.

Mediamente rivolgiamo lo sguardo verso lo smartphone qualcosa come 85 volte al giorno! E’ nato persino un neologismo in grado di spiegare la pessima abitudine di frapporre il cellulare tra te e l’interlocutore durante una conversazione si dice “phubbing“.

Di pari passo è diminuito il ciclo vitale dei nostri device ed è aumentata la spesa annua che ora supera i 370 miliardi di dollari.

Ma la cosa più preoccupante, se ancora questi dati non fossero sufficienti, è che tutto questo sta assumendo i contorni di una vera e propria dipendenza, anche perchè secondo un’indagine dello psicologo David Ellis la percezione che abbiamo del nostro uso degli smartphone è completamente sballata; attraverso una applicazione che ne monitorava in remoto l’utilizzo si è scoperto che i soggetti studiati consultavano lo smartphone il doppio delle volte di quello che credevano di fare! Se a questo si aggiunge il fatto che più della metà delle circa 85 interazioni durano meno di 30 secondi si capisce che la questione è molto più spiegabile con un “tic” piuttosto che con una necessità di informazioni vera e propria.

 

Scadere nei soliti discorsi:  “…ai miei tempi queste cose non si facevano…”  è un attimo; certo il progresso non si può ne fermare ne modificare, si può semmai acquisire almeno consapevolezza, sperando di non fare tutti la fine riservata ai protagonisti del bellissimo video (vedi foto di copertina) di Moby: “Are You Lost In The World Like Me?

 

Altri Articoli